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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Albaro
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mwdwAlbaro (mweaArbâ in mweqgenovese, pronuncia /arbaː/cite-ref-1[1]) è un quartiere residenziale di mwfw28 189 abitanticite-ref-statistica-2-0[2] del comune di mwhaGenova, compreso nel mwhqMunicipio VIII Medio Levante.

Con la denominazione di mwhwSan Francesco d'Albaro è stato mwiacomune autonomo fino al 1873, quando insieme ai comuni di mwiqSan Martino d'Albaro, mwigStaglieno, mwiwFoce, mwjaMarassi e mwjqSan Fruttuoso fu accorpato a quello di mwjgGenova.cite-ref-regiodecreto-3-0[3]

Centro rurale, ma già sede fin dal Cinquecento di prestigiose residenze patrizie, dopo l'annessione a Genova è divenuto uno dei più eleganti quartieri residenziali cittadini.

Contents

Storia
Altro
Sport
Tennis
Note

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Descrizione del quartiere

«Sorge, nella parte orientale di Genova, colle piacevolissimo che imitando l'Alba col nome, vien'à superarla in vaghezze»

(Anton Giulio Brignole Sale, "Le instabilità dell'ingegno", pubblicato per Giacomo Monti e Carlo Zenzero, 1630)

«

Da lungi, la collina d'Albaro apparisce il facile dorso di un monte che spiccandosi da monti più alti si stenda a metter piede nel mare. Ma da presso la scorgete composta di più colli, che nei loro intervalli danno spazio a piacevolissime vallicelle. La costiera della collina di Albaro che risguarda sopra il mare, è quasi tutta teatrali rovine e scogli biancheggianti della spuma che vi fanno frangendosi l'onde.

»

(L'Italia descritta e dipinta con le sue isole, Tomo V, Stati del Re di Sardegna, Giuseppe Pomba & C editori, Torino, 1838)

Territorio

Albaro comprende la parte più meridionale dell'omonima collina, che forma un mosso altopiano digradante verso il mare, ultima propaggine della dorsale che separa le valli dei torrenti mwngBisagno e mwnwSturla. La collina termina a mare con alte scogliere, alternate a piccole spiagge, un tempo raggiungibili solo attraverso strette mwoacrêuze tra gli orti e i giardini, mentre oggi l'intera linea di costa è percorsa dal lungomare di mwoqcorso Italia.

L'ex circoscrizione comprende la maggior parte del territorio dell'antico comune di San Francesco d'Albaro, ad eccezione delle frazioni di mwowBorgo Pila con parte della piana del Bisagno (ora completamente urbanizzata e aggregata al mwpaquartiere della Foce) e Vernazzola, borgo marinaro, oggi accorpato nel mwpqquartiere di Sturla.

L'attuale territorio di Albaro confina a levante con Sturla, a nord con mwpwSan Fruttuoso e mwqaSan Martino, a ponente con la Foce, mentre a sud si affaccia sul mare. Più in dettaglio l'asse di via Podgora, via Nizza, via Francesco Pozzo e via Dassori delimitano il quartiere verso la Foce, corso Gastaldi verso San Fruttuoso, parte di via Montallegro e via Serretto verso San Martino, via San Pio X, via Sclopis e via al Capo di Santa Chiara verso Sturla. Il territorio dell'ex circoscrizione di San Francesco d'Albaro è suddiviso, unicamente a scopo statistico, nelle quattro "unità urbanistiche" Albaro, San Giuliano, Lido e Puggia.cite-ref-statistica-2-1[2]

Il quartiere è caratterizzato da un tessuto urbano prevalentemente residenziale, di elevato livello qualitativo, in cui accanto alle mwrgstoriche dimore patrizie sono sorti nell'ultimo secolo eleganti condomini e palazzine, molti dei quali circondati da ampi spazi verdi esclusivi.

Origini del nome

Riguardo all'origine del mwsqtoponimo, lo storico mwsgFederico Donaver nel volume mwswVie di Genova, pubblicato nel 1912, cita lo storico locale Gaetano Poggi secondo il quale il nome Albaro deriva "mwtada raibà che significa insenatura; onde arbà in dialetto, italianizzato in Albaro. Trovandosi la località a levante dove spunta l'alba, in dialetto arba, non potrebbe derivare il nome da ciò?".

Quest'ultima ipotesi sembrerebbe trovare supporto nella posizione della collina di Albaro, a levante del mwtgcentro storico di Genova. Non esistono comunque fonti che attestino con certezza l'origine del toponimo.

Sempre il Donaver riferisce di una famiglia di nome Albaro, nota fin dall'XI secolo, originaria però della mwuariviera di Ponente, ma egli stesso si domanda se sia questa ad aver preso il nome dalla località o al contrario ve l'abbia dato.

Storia

Le origini

Fino al XIV secolo la collina di Albaro, raggiungibile solo da mwwqSan Martino lungo stradine di campagna tra orti e vigneti, era scarsamente popolata, con poche case rustiche isolate al centro dei poderi ed alcune chiese appartenenti a ordini monastici. Il litorale, con le sue alte scogliere, non permetteva la presenza di insediamenti: solo all'estremità orientale, dove le rocce scendevano al livello del mare permettendo l'approdo delle barche, venne a formarsi il borgo di pescatori di mwwgBoccadasse.cite-ref-fuori-mura-4-0[4]

Tra il XVI e il XVIII secolo le famiglie dell'mwyaoligarchia che governava la mwyqRepubblica di Genova fecero costruire grandi palazzi di villeggiatura nei dintorni della città e la collina di Albaro divenne uno dei loro luoghi di villeggiatura preferiti.cite-ref-fuori-mura-4-1[4] In quei secoli Albaro, visto dal colle di mwzgCarignano, nell'mwzwincisione di mwaaAntonio Giolfi eseguita nel Settecento, presentava gruppi di ville e case isolate tra le quali spuntavano i campanili delle numerose chiese, oggi in gran parte scomparse.

Così descrive la zona il mwagGiustiniani, vescovo e storico, nei suoi mwawAnnali (1537):

«Ed a mano manca di

S. Fruttuoso

e di S. Martino giace la magnifica ed amena villa di Albaro, la qual è in lunghezza circa due miglia: e comprende centoquarantaquattro case, delle quali ve ne sono quarantasei di contadini, ed il restante di cittadini, che tutte hanno fruttifere ed amene ville; talché è cittadino che ha nella sua villa

pere

di ventidue specie. Sono queste ville dotate di domestico, di salvatico, di acque, di

are per uccellare

: tutte murate in cerco. E la struttura delle magnifiche case è superbissima; fra le quali ville hanno eccellenza quella che edificò Andrea Cicero, quella di Vincenzo Sauli, quella di Alessandro di Nigrone, e quella di Cosmo Damiano Giustiniano: è certo che tutte particolarmente hanno in loro qualche cosa degna di laude: ed i cittadini le abitano con grandissima comodità.»

(Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, 1537)

L'Ottocento

Con la mwbwdiscesa in Italia di mwcaNapoleone, nel 1797 ebbe fine la storia plurisecolare della mwcqRepubblica di Genova, che ribattezzata mwcgRepubblica Ligure passò di fatto sotto il controllo della mwcwFrancia repubblicana e nel 1805 annessa all'mwdaImpero francese. Nel 1814, a seguito delle decisioni del mwdqCongresso di Vienna la ex Repubblica Ligure napoleonica passò al mwdgRegno di Sardegna, e con essa anche il comune di San Francesco d'Albaro, così descritto dal mwdwCasalis nel 1849:

«San Francesco d'Albaro, comune nel

mandamento

di

s. Martino

prov. dioc. e div. di Genova. Dipende dal senato, intend. gen. prefett. ipot. insin. di Genova, posta di s. Martino d'Albaro. Giace a ponente di s. Martino suo capoluogo di mandamento, da cui è discosto un miglio. Gli sono aggregati i luoghi di

Boccadasse

, e

Pila

. Nella parte australe confina col mare, ove sono alcune piccole piaggie chiamate di s. Nazaro, s. Giuliano, Boccadasse, Vernazzola.

Salubre è l'aria che vi si respira; ma vi dominano i venti sciroccali, che danneggiano i vigneti, gli oliveti, ed i terreni coltivati a campo: nell'invernale stagione vi soffiano i venti di greco e di tramontana, che danneggiano gli agrumi, e gli ortaggi. Si mantiene poco bestiame: riescono di mediocre qualità i vini di questo comune: l'olio d'olivo e gli ortaggi si smerciano in Genova. Popolazione 4355.»

(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", Volume XVIII, 1849)

Gozzano e la "Marinetta"

La "Marinetta" vide Guido Gozzano (nell'immagine sopra al centro) tra i suoi più assidui frequentatori. Scrive Edoardo Firpo:

«Ghe vegnivan artisti e poeti / a çercaghe salute e fortunn-a; / e vegnivan ben ben da lontan. / Mi t'ò visto unn-a sèja de lunn-a; / ëo insemme con Guido Gozzan.

»

Il futuro poeta era stato una prima volta da bambino a Cornigliano e si era innamorato della città; da adulto iniziò a recarsi a Genova soprattutto nei mesi invernali per godere del beneficio dell'aria marina e trovare sollievo alla malattia che lo affliggeva (la tubercolosi) e che lo avrebbe portato alla morte a soli 32 anni.

Alla "Marinetta", conosciuta come l'Osteria dei poeti, Gozzano fece molte amicizie e in quell'ambiente trovò ispirazione per diverse sue poesie pubblicate sulla rivista La Riviera Ligure di Mario Novaro e sulla "Rassegna Latina" diretta da Martini. A Genova Gozzano ritornerà per l'ultima volta nel 1916, l'anno della sua morte, mentre i suoi amici erano ancora al fronte.

Nella prima metà dell'Ottocento venne realizzata la prima strada di attraversamento del quartiere, che veniva a porre fine al secolare isolamento veicolare della zona. La "strada Principale", perpendicolare alle antiche crêuze che scendevano verso il mare, seguiva il tracciato delle attuali vie Albaro, Bocchella e Pisa collegando mwfgGenova con mwfwSturla, e costituiva un tratto della cosiddetta mwgavia Aurelia.cite-ref-fuori-mura-4-2[4]

Nel 1873, con un Regio Decreto, il comune di Genova si espandeva oltre il confine del mwhgBisagno, inglobando, oltre San Francesco d'Albaro, i comuni della mwhwFoce, mwiaSan Martino, mwiqSan Fruttuoso, mwigMarassi e mwiwStaglieno,cite-ref-regiodecreto-3-1[3] dando avvio a una fase di sviluppo edilizio che negli ultimi decenni del secolo portò alla realizzazione nella piana del Bisagno di un nuovo quartiere con pianta a scacchiera, con strade ampie, rettilinee e pianeggianti, inedite nella Genova storica.

La Marinetta

Per tutto l'Ottocento tra gli orti e i giardini di Albaro e sulla riva del mare vi erano tante piccole mwkgosterie. Tra le più rinomate c'erano la "Passaggia" e quella detta "del Parroco", ma la più celebre era la "Marinetta"cite-ref-genovaperta-6-0[6], che il poeta mwlwEdoardo Firpo così cantavacite-ref-7[7]:

«Marinetta, patella de schêuggio, / bagnâ solo da-e sc-ciumme do mä, / rievocate anc'un pö mi te vêuggio / comme t'ë ne-a memoia restä!... / ... / Oh se alloa ti pàivi lontann-a / cö to canto do mä e de çigâe, / e o reciocco de qualche campann-a / dai ulivi lazzù a San Giulian!...

»

Il ristorante San Giuliano, conosciuto come la Marinetta, detto anche l'osteria dei poeti, al quale sono legati diversi nomi della cultura genovese e italiana, sorgeva sulle scogliere accanto al mwogforte San Giuliano, dov'è oggi mwowcorso Italia.cite-ref-9[9]

La Marinetta sopravvisse solo di poco alla costruzione di corso Italia, che proprio in quel punto supera le scogliere e la piccola spiaggia su grandi arcate in cemento.

Il Novecento

Il progetto di espansione verso levante interessò nel nuovo secolo la collina di Albaro: il piano regolatore del 1906, che si poneva l'obiettivo di realizzare la piena integrazione del quartiere con il centro cittadino, diede inizio ad una fase di sviluppo urbanistico con la realizzazione di abitazioni destinate ai ceti medi nella parte più a monte della collina ed a quelli più benestanti lungo la nuova strada litoranea (mwqwcorso Italia) e nelle sue vicinanze.cite-ref-piano-10-0[10]cite-ref-demografia-11-0[11]

Il proposito era quello di creare un quartiere disteso tra il mare e la collina, con ampi viali adatti al crescente traffico automobilistico e con una ricca dotazione di verde, destinato alle famiglie dell'alta borghesia cittadina.cite-ref-12[12]

Dopo la strada litoranea venne realizzata una nuova trama viaria funzionale all'espansione edilizia, che andò a sovrapporsi agli antichi percorsi: vennero così aperte la strada intermedia che tagliava le antiche crêuze e i poderi ed una serie di strade di collegamento da mare a monte, aprendo la via alla moderna lottizzazione: scomparsi orti e parchi, si è così sviluppato, com'era nelle premesse, un quartiere residenziale considerato il più elegante ed esclusivo della città.cite-ref-fuori-mura-4-3[4]

Dato il recente sviluppo urbanistico, pochi degli abitanti di Albaro, con la sola eccezione del borgo di mwvwBoccadasse, possono considerare il quartiere come luogo di origine della propria famiglia.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

«E sono in questa villa di Albaro, primo: il piccolo monastero di S. Vitto, abitato dai

frati Osservanti predicatori

; l'antica chiesa parrocchiale de' Ss. Nazaro e Celso, edificata nel luogo dove i santi predetti smontarono di mare in terra. Vi è eziandio una piccola chiesuola nominata S. Giusta, vicina alle case di Urbano Giustiniano e di Nicolò Spinola; e quasi a mezzo la villa il

monastero di frati Conventuali di S. Francesco

; e contiguo a quello in capo del Prato, la

chiesa di S. Maria

, che è priorato di Canonici regolari; ed accanto al mare il

monastero di S. Giuliano

di

monachi Osservanti di Montecassino

; e più su verso la montagna la chiesa di S. Elena, che già fu monastero di monache; e più vicino alla marina una chiesa di S. Chiara

, ma nell'attuale ripartizione amministrativa ricade nell'area di

Sturla

; e fra S. Chiara e S. Elena, un piccolo monastero di S. Luca abitazione dei frati Osservanti predicatori.

E certo che tanto numero di luoghi sacri basterebbe per comodità di una città: ma i cittadini Genovesi nelle loro ville sono troppo accomodati.»

(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)

• mw0gChiesa parrocchiale di San Francesco d'Albaro. Fu costruita nel 1324 sul sito di una precedente chiesa intitolata a mw0wsan Michele. Totalmente ricostruita nel 1476, subì nei secoli vari interventi di restauro e fu arricchita di nuove decorazioni, in particolare nel XVIII secolo. Nel 1544 divenne parrocchiale, acquisendo il titolo dell'antica mw1achiesa dei Santi Nazario e Celso, caduta in rovina. Affidata fin dall'inizio ai mw1qfrati minori conventuali, questi dovettero abbandonarla nel 1810 per le leggi di soppressione napoleoniche, ma vi fecero ritorno già dal 1817, restandovi da allora senza interruzioni.cite-ref-tci-15-0[15]cite-ref-sagep-16-0[16]cite-ref-17[17] Nella chiesa sono conservati un ciclo di affreschi settecenteschi di mw4gGiuseppe Galeotti ed opere di mw4wGiovanni Battista Carlone, mw5aDomenico Fiasella, mw5qAlessandro Magnasco, mw5gAnton Maria Maragliano e mw5wAntonio Brilla.cite-ref-tci-15-1[15]

• Chiesa parrocchiale di Gesù Adolescente. In via padre Giovanni Semeria (già via Montallegro), è stata costruita nel 1939 ed è parrocchiale dal 1977; è officiata dai mw9wchierici regolari di San Paolo conosciuti come "Barnabiti", dei quali ospita la comunità genovese.
• mw-qChiesa parrocchiale di Sant'Antonio in Boccadasse. Anch'essa affidata ai frati minori conventuali, è tra i pochi edifici religiosi ancora esistenti (insieme con l'mw-gabbazia di San Giuliano), tra i tanti che prima dell'apertura di mw-wcorso Italia sorgevano sulle scogliere di Albaro. In origine una semplice mw-acappella, edificata agli inizi del XVIII secolo dai pescatori e dagli abitanti di mw-qBoccadasse, nel 1787 fu ampliata e trasformata in una vera e propria chiesa, dipendente da San Francesco d'Albaro; divenne parrocchia il 25 marzo 1894 per decreto dell'mw-garcivescovo mw-wTommaso Reggio. Unica chiesa a Genova intitolata al santo di Padova, fu più volte restaurata ed ampliata fra il 1880 e il 1978. Ha un'unica mwaqanavata, il pavimento in marmi policromi e conserva al suo interno diverse opere d'arte tra le quali statue di Francesco Storace e mwaqiAntonio Canepa. Alle pareti sono appesi come mwaqmex voto diversi modellini di navi.
• mwaquChiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario, in via Rosselli, fu edificata tra il 1954 e il 1957; parrocchiale dal 1968, fu consacrata il 20 aprile 1974 dal cardinale mwaqyGiuseppe Siri. All'interno si trova una mwaqcmwaqgVia Crucis in pietra di Finale dello scultore Giovanni Battista Airaldicite-ref-18[18], autore anche del mwaq4fonte battesimale in travertino e bronzo.cite-ref-19[19]
• mwarqChiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Teresa del Bambin Gesù. La chiesa, con la duplice intitolazione all'apostolo Pietro e a santa Teresa di Lisieux, fu edificata nella zona di via Guerrazzi tra il 1955 e il 1958. La nuova chiesa veniva a dare una sede definitiva alla parrocchia, con sede provvisoria in via Pisa, istituita fin dal 1941 dal cardinale mwaruPietro Boetto. La chiesa fu consacrata 5 giugno 1965 dal cardinale Siri.cite-ref-20[20]cite-ref-21[21]
• Chiesa parrocchiale di San Pio X. La chiesa intitolata al santo mwar8papa Pio X, che sorge nell'omonima via, nella zona di levante del quartiere, fu edificata su progetto di Marcello Belleri tra il 1957 e il 1959. I lavori di costruzione iniziarono con la posa e benedizione della prima pietra il 19 marzo 1957 e si conclusero due anni più tardi. La nuova chiesa fu eretta in parrocchia con decreto arcivescovile del 21 giugno 1959 e consacrata il 12 marzo 1966.cite-ref-22[22]

• mwassAbbazia di San Giuliano. Fondata nel 1240 dai mwaswfrati francescanicite-ref-tci-15-2[15] passò nel 1308 ai mwatecistercensi e nel 1429 ai mwatibenedettini, che tra alterne vicende vi rimasero fino al 1939, con una lunga interruzione tra il 1798 e il 1844, a causa delle leggi di soppressione emanate dalla mwatmRepubblica Ligure, che portarono all'esproprio dell'edificio, infine riacquistato dai monaci.cite-ref-remondini-23-0[23]cite-ref-secoli-24-0[24] Per le nuove leggi di soppressione del 1855 il complesso rischiò ancora una volta la chiusura, ma anche questa volta i benedettini riuscirono a riacquistarlocite-ref-25[25]. Il complesso si presenta oggi nel suo aspetto quattrocentesco, in stile mwauaromanico-mwauegotico, ed è formato dal convento, dalla chiesa e da un piccolo mwauichiostro. La chiesa, a mwaumnavata unica, ha un mwauqportale mwauucinquecentesco in pietra neracite-ref-tci-15-3[15] e il mwauocampanile cuspidato a bande bianche e nere.
• mwauwChiesa di Santa Maria del Prato. Fu costruita nel 1172 dai mwau0canonici regolari di Santa Croce di Mortara, detti Mortariensi, con il finanziamento di ricchi cittadini. Dal XVII secolo venne data in mwau4commenda ad ecclesiastici secolari e per il complesso ebbe inizio un periodo di decadenza, durato fino alla prima metà del mwau8XVIII secolo, quando ne ottennero il mwavagiuspatronato i mwaveDe Fornari.cite-ref-tci-15-4[15]cite-ref-remondini-23-1[23]cite-ref-immacolatine-26-0[26] Nel 1730 l'mwav4abate Carlo Maria De Fornari la fece restaurare, trasformandola in forme mwav8barocche. Il complesso visse un periodo di discreto benessere fino al 1880, quando, venute meno le rendite, fu chiuso e venduto alle mwawamonache clarisse, che vi rimasero fino al 1935. Ad esse subentrarono le mwaweSuore dell'Immacolata, dette "Immacolatine". Negli anni a cavallo della mwawiseconda guerra mondiale il complesso venne completamente restaurato, recuperando le originarie forme romaniche.cite-ref-immacolatine-26-1[26] L'edificio è interamente in mwawcconci di pietra squadrati e completamente privo di decorazioni, tranne il mwawgportale contorrnato da colonnine marmoree con mwawkcapitelli mwawocorinzi, al di sopra del quale, nella mwawslunetta, si trova un dipinto murale raffigurante la mwawwmwaw0Madonna Odigitria, di ispirazione mwaw4bizantina.cite-ref-immacolatine-26-2[26] L'interno ha pianta mwaxmbasilicale a tre mwaxqnavate, separate da alti mwaxupilastri cruciformi, con capitelli sferocubici; il mwaxypresbiterio è suddiviso su due livelli: in quello inferiore, impropriamente denominato mwaxccripta, è collocata la tomba di sant'mwaxgAgostino Roscelli, fondatore delle immacolatine.cite-ref-immacolatine-26-3[26]
• mwax4Chiesa del Santissimo Sacramento. Annessa al mwax8monastero delle mwayasuore sacramentine, sorto verso la fine dell'mwayeOttocento per volontà della nobildonna Antonietta Celesia De Ferrari, l'attuale chiesa è stata edificata nel 1958. Al suo interno viene ininterrottamente esposto il mwayiSantissimo Sacramento, per consentire l'mwaymadorazione continua non solo alle monache, ma anche ai semplici fedeli.

Chiese non più esistenti

• mwaywChiesa dei Santi Nazario e Celso, il cui primo impianto era risalente al X secolo. Ricostruita nel XVII secolo, venne demolita nel 1914 per l'apertura di corso Italia.
• Chiesa di Santa Giusta. Sorgeva nei pressi dell'attuale via Lavinia ed apparteneva alla mway4Compagnia di Gesù. Chiamata dai Gesuiti "Residenza d'Albaro", risultava officiata fino alla fine del Settecentocite-ref-27[27], ma già nell'Ottocento non ne restava traccia.cite-ref-remondini-23-2[23]
• Chiesa di San Luca d'Albaro. In via superiore Panigalli (oggi via San Luca d'Albaro) esisteva una chiesa dedicata all'evangelista Luca, fondata nel 1302 grazie ad un lascito di Tedisio Camilla e con il contributo di Giovanni Spinola. Passata ai mwazgdomenicani nel 1460, fu ingrandita nel 1513; allontanati i frati nel 1799, la chiesa, ceduta dal demanio a privati, fu demolita nel 1824.cite-ref-remondini-23-3[23]cite-ref-guardia-28-0[28].
• Chiesa di Sant'Elena. Demolita anch'essa nell'Ottocento, nei pressi di via Camilla, in origine annessa ad un piccolo monastero di mwaaimonache cistercensi; era stata fondata nel XIV secolo da Filippo Cattaneo.cite-ref-remondini-23-4[23]cite-ref-guardia-28-1[28] Nel XVI secolo le monache si trasferirono nel mwaasconvento di Santa Maria in Passione e ad esse subentrarono i mwaawbenedettini, che vi rimasero fino al 1799.cite-ref-remondini-23-5[23] La chiesa fu ancora officiata fino al 1822; il complesso intorno alla metà dell'Ottocento fu trasformato in abitazioni ed oggi non ne rimane traccia.cite-ref-remondini-23-6[23]
• Chiesa di San Vito. Sorgeva alle pendici occidentali del colle di Albaro ed era annessa ad un convento dei domenicani chiuso nel 1797 e trasformato in abitazione. La chiesa era stata costruita nel Quattrocento sul sito di una precedente cappella dai benedettini, che la cedettero ai domenicani nel 1475; la chiesa, in stile mwabygotico, con un alto campanile, dopo la chiusura del convento rimase in abbandono fino al 1879, quando fu trasformata in abitazione.cite-ref-remondini-23-7[23] Sul suo sito sorge oggi la villa Ollandini.

Architetture civili

Palazzi e ville

Le ville storiche

«

Una delle più leggiadre colline estese in faccia al mare ….ove un mondo, per così dire, di superbissime fabbriche e di bellissime ville forma in questa parte un teatro di cui non ha pari l'Europa, e si può dir l'Universo.

»

(Jacob Gråberg, "Lettera al r.do p. Bernardo Laviosa c.r.s. socio di molte accademie, sopra i piaceri della villeggiatura d'Albaro presso Genova", 1810)

All'inizio del XVI secolo, con il consolidarsi della ricchezza in città, i ricchi genovesi, appartenenti alle famiglie dell'mwacgoligarchia che governava la mwackrepubblica, iniziarono a far costruire grandi palazzi di villeggiatura nei dintorni della città, chiamando a progettarli i migliori architetti dell'epoca. La collina di Albaro, per la sua vicinanza alla città, divenne uno dei siti di villeggiatura preferiti dai genovesi più abbienti, che qui avevano casa e che d'estate erano usi appunto a "recarsi in villa" per trascorrere la stagione calda.cite-ref-fuori-mura-4-4[4] Inizialmente legate a fondi agricoli, nel tempo molte di esse sono state trasformate in dimore nobiliari di altissimo pregio, arricchite da preziose opere d'arte e da parchi e giardini curatissimi. La costruzione delle ville proseguì nei secoli successivi, raggiungendo il suo culmine nel Settecento.

Le famiglie patrizie non lesinarono le risorse destinate alla costruzione delle loro case, un immenso patrimonio edilizio e storico che comprende ancora oggi gli oltre centotrenta palazzi del mwaducentro storico e le oltre duecento ville suburbane, quasi la metà delle quali tra Albaro e mwadyNervi.cite-ref-genova-800-900-29-0[29] Le mwadscrêuze che scendono al mare restano i percorsi più fitti di ville nobiliari, racchiuse fra alti muri interrotti da cancellate che lasciano appena intravedere le facciate dei palazzi.cite-ref-sagep-16-1[16] Il pennello di mwaeaAlessandro Magnasco ha lasciato un'istantanea della vita e dell'ambiente in cui la società ricca trascorreva la sua villeggiatura nella prima metà del XVIII secolo. Nel dipinto mwaeemwaeiTrattenimento in un giardino di Albaro (1735), conservato a mwaempalazzo Tursi, si vedono piccoli gruppi di persone in un giardino (identificato come quello della mwaeqvilla Saluzzo Bombrini) intente a conversazioni, danze e giochi di carte, sullo sfondo della piana del mwaeuBisagno, nella zona di mwaeySan Fruttuoso, ancora tutta coltivata a orti.

Nel corso dell'Ottocento alla società aristocratica immortalata dal pennello del Magnasco si sostituì la ricca mwaegborghesia imprenditoriale. Sorsero così eleganti villini, mentre i palazzi storici, troppo grandi per le nuove necessità, venivano divisi in appartamenti o ceduti a comunità religiose.cite-ref-fuori-mura-4-5[4]

Ancora oggi le ville storiche appartenute all'aristocrazia genovese, ristrutturate, in parte sono suddivise in appartamenti, altre ospitano scuole private, cliniche e mwae4case di riposo. Se i palazzi si sono conservati, con le lottizzazioni e l'espansione urbanistica sono in gran parte andati persi i loro rigogliosi giardini; alcuni di quelli sopravvissuti sono oggi parchi pubblici.cite-ref-sagep-16-2[16]

• mwafsVilla Giustiniani-Cambiaso. Ubicata in posizione dominante, al culmine della valletta Cambiaso, il suo parco è accessibile da via Montallegro, nei pressi della mwafwchiesa di San Francesco d'Albaro. Fu costruita nel 1548 su disegno di mwaf0Galeazzo Alessi per mwaf4Luca Giustiniani. La proprietà passò nel 1787 alla famiglia Cambiaso e nel 1921 al Comune di Genova; oggi appartiene alla mwaf8Fondazione Carige ed è sede della facoltà di mwagaingegneria dell'mwageUniversità di Genova.cite-ref-vincolo-30-0[30] Il vasto parco che la circondava venne fortemente ridimensionato dall'espansione urbanistica degli anni trenta del Novecento. La struttura elaborata dall'architetto perugino per questa villa, con la sua forma cubica tripartita da mwagylesene, divenne il modello per la costruzione di altre ville e palazzi nel territorio genovese.cite-ref-tci-15-5[15]cite-ref-vincolo-30-1[30]
• mwahaVilla Saluzzo Bombrini, detta mwaheil Paradiso, si trova in posizione dominante alla confluenza delle vie Albaro e Francesco Pozzo. Fu costruita per Giacomo Saluzzo da mwahiAndrea Ceresola, detto il mwahmVannone, nell'ultimo decennio del XVI secolocite-ref-tci-15-6[15]; nel 1837 divenne proprietà del marchese Henri de Podenas, nel 1886 fu venduta dagli eredi del nobile francese alla famiglia mwahgBombrini, nelle cui mani è rimasta fino al 2005 quando è stata acquisita da una società immobiliare. Nel 2007 fu infine venduta a privati per destinarla ad abitazioni e uffici.cite-ref-31[31] Attualmente per la sua destinazione ad uso privato, non è visitabile. Circondata da un ampio parco, è un tipico esempio di architettura tardo mwah0manierista. All'interno è decorata da mwah4affreschi seicenteschi di mwah8Lazzaro Tavarone, mwaiaBernardo Castello e mwaieGiovanni Andrea Ansaldo.cite-ref-tci-15-7[15]cite-ref-32[32] In uno degli appartamenti in cui è suddivisa la villa ha vissuto da giovane il mwaiocantautore mwaisFabrizio De Andrécite-ref-33[33]

• Villa Saluzzo Mongiardino. Al civico 1 di via Albaro, di fronte all'ingresso della villa Saluzzo Bombrini, sorge la villa Saluzzo Mongiardino, costruita anch'essa per la famiglia Saluzzo all'inizio del XVIII secolocite-ref-34[34], divenuta nel 1871 proprietà dei Brian. Il nome Mongiardino deriva dagli affittuari che la occuparono dagli anni trenta agli anni settanta del XX secolo. Ancora oggi di proprietà privata e suddivisa in appartamenti, quindi non visitabile, è nota più che per le sue caratteristiche architettoniche e la ricca decorazione mwajobarocca degli interni per il soggiorno di mwajsGeorge Byron, tra il 1822 e il 1823, prima di imbarcarsi per partecipare alla mwajwguerra per l'indipendenza della Greciacite-ref-tci-15-8[15], dove sarebbe morto nell'aprile del 1824 per una grave malattia, come ricordato da un'mwakeepigrafe apposta sulla facciata della villa.cite-ref-35[35]
• mwakcVilla Brignole Sale. In via San Nazaro 20, fu realizzata all'inizio del Seicento con il rifacimento di un precedente edificio cinquecentesco acquistato nel 1584 dal marchese Giulio Sale. La villa passò alla figlia Geronima e al mwakkgenero mwakoGio. Francesco Brignole, che vi apportò numerose modifiche. Questi, insieme al figlio mwaksAnton Giulio ospitò nella villa illustri uomini di cultura del suo tempo, tra i quali il poeta savonese mwakwGabriello Chiabrera.cite-ref-genovapertabrignole-36-0[36]cite-ref-travelitalia-37-0[37]cite-ref-dearmissfletcher-38-0[38] Nel 1882 fu venduta alle mwalksuore marcelline e trasformata in un mwaloeducandato femminile; è ancora oggi un istituto scolastico privato, con asilo nido, scuola materna e scuola primariacite-ref-travelitalia-37-1[37]cite-ref-dearmissfletcher-38-1[38] Alcune parti dell'edificio vennero distrutte da un bombardamento nel 1942 e ricostruite nel dopoguerra rispettando per quanto possibile la struttura originaria.cite-ref-genovapertabrignole-36-1[36]cite-ref-travelitalia-37-2[37]

• Villa Bagnarello. Raggiungibile dalla villa Brignole Sale scendendo verso il mare lungo via San Nazaro, risale nel suo nucleo centrale al XVI secolo ma ha subito nel corso del tempo numerosi rimaneggiamenti. Una porta carraia che si apre sulla via dà accesso ad un cortile delineato dalle antiche mwaniscuderie e dal corpo centrale della villa, da dove uno scalone conduce ad un ampio ballatoio dov'è l'ingresso principale.cite-ref-genovapertabrignole-36-2[36] La villa è conosciuta soprattutto per il soggiorno genovese di mwancCharles Dickens, che vi dimorò da luglio a settembre del 1844 con la sua famiglia (la moglie mwangCatherine e i cinque figli)cite-ref-39[39]. La sua breve permanenza a villa Bagnarello è ricordata da una targa su cui si può leggere: mwan0"In questa villa / nel prisco rosso delle sue mura / ebbe gradita dimora / Carlo Dickens / geniale e profondo rivelatore / del sentimento moderno".cite-ref-genovapertabrignole-36-3[36] Al primo impatto con Genova, come scrisse lui stesso, lo scrittore non ebbe un'impressione positiva della città e della sua dimora nel sobborgo genovese, da lui definita mwaoi"the pink jail" (mwaom"la prigione rosa"):

«

Genova è tutta un contrasto; è la città più sporca e più pittoresca, più volgare e magnifica, repulsiva e più deliziosa che esista.

… E questo è tutto quanto mi riesce di ricordare, fino al momento in cui fui deposto in un piazzale d'aspetto triste, ingombro di erbacce, che faceva parte di una sorta di prigione rosa; e mi fu detto che io abitavo lì.»

(Charles Dickens, Pictures from Italy, 1846)

A questo seguirono altri commenti non proprio lusinghieri, ma la permanenza in quel luogo, con la magnifica vista del mare blu e la piacevole mwaoybrezza marina, lo fece ricredere fino a rimpiangerlo al momento della partenza.cite-ref-40[40] Nella villa di Albaro scrisse il romanzo breve mwaosmwaowLe campane (mwao0The Chimes), pubblicato a dicembre del 1844; nei suoi scritti ha lasciato anche una descrizione dell'ambiente circostante, ancora non toccato dall'urbanizzazione.

«

… dai muri della casa fin giù ad una cappella in rovina

costruita sugli scogli erti e pittoreschi in riva al mare, si stendono verdi vigneti, dove si può girare tutto il giorno, quasi all'ombra lungo stretti sentieri coperti da rustici

pergolati

.

»

• mwapkVilla Allgeyer-Fuckel. In via dei Maristi, venne costruita verso la fine del XVII secolo ed era in origine una villa di campagna. Nel 1728 risultava di proprietà del doge mwapoGerolamo Veneroso. Nel 1901 venne acquistata dalla famiglia Fuckel, che la fece ristrutturare dall'architetto Riccardo Haupt, che vi aggiunse anche un nuovo scalone marmoreo e una torre belvedere. Requisita durante la mwapsprima guerra mondiale, essendo i Fuckel cittadini germanici, venne loro restituita nel primo dopoguerra. Nel 1939 Anna Allgeyer, vedova del Fuckel, la vendette ai mwapwpadri maristi.cite-ref-42[42]
• mwaqiVilla Sauli Bombrini Doria, conosciuta come Villa Bombrini, via Albaro 36, attuale sede del mwaqmconservatorio Niccolò Paganini.
• Villa Brignole Sale "Interiano", Via Parini 17, seicentesca, dalla grande volumetria di stampo alessianocite-ref-tci-15-9[15], sede dal 1922 del "Conservatorio Interiano" (pensionato per studentesse universitarie)cite-ref-43[43].
• Villa Carrega Cataldi, Via Albaro 11 e 13, del XVII secolo, sede dal 1967 al 1993 della mwaraSocietà Ligure di Storia Patria.
• Villa Cordano, via Parini 21, di origine seicentesca ma più volte rimaneggiata nel corso dei secoli; negli anni trenta del Novecento divenne un collegio del "Pio Istituto Artigianelli"cite-ref-44[44], fondato da don Francesco Montebrunocite-ref-45[45]. Oggi ospita il "Centro giovanile Montebruno" ed un asilo nido, rivolto in particolare a famiglie in condizioni disagiate, gestito dall'Associazione Circolo Oasis S. M. di Castellocite-ref-46[46].
• Villa Raggio, via Pisa 56, cinquecentesca di origine ma ristrutturata da Riccardo Haupt tra il 1898 e il 1900, sede provvisoria del conservatorio Paganini negli anni della mwaseseconda guerra mondiale, è stata trasformata, non senza polemiche, in abitazioni private, dopo essere stata per molti anni un istituto ospedaliero privato.cite-ref-tci-15-10[15]cite-ref-47[47]cite-ref-48[48]
• Villa Rebuffo Gattorno, Via Parini 5, seicentesca, con un ampio giardino antistante, ospita una residenza universitaria.
• Villa Soprani, via Camilla 14, costruita all'inizio del XVII secolo, conserva un ciclo di affreschi di mwatiGiovanni Carlone del 1616 circa con mwatmScene dalle Metamorfosi di Ovidio.cite-ref-tci-15-11[15]
• mwatkVilla Stuarta Ravano. Cinque-seicentesca, ampliata nel Novecento.
• mwatsVilla Grimaldi Spinola, via Corridoni 5, costruita verosimilmente nel XVI secolo, opere di mwatwAndrea Semino e mwat0Lazzaro Calvi.

Ville e palazzi del Novecento

Dopo la fine della mwaziRepubblica di Genova, una nuova classe imprenditoriale borghese prese il posto delle storiche famiglie patrizie. Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, soprattutto in concomitanza con l'apertura di mwazmcorso Italia, le famiglie di questi ricchi imprenditori fecero costruire le loro palazzine lungo il nuovo lungomare o nelle sue adiacenze.Lo stile architettonico di questi edifici si differenzia a seconda delle epoche di costruzione, dal mwazqneogotico e il mwazuLiberty dei primi del Novecento, allo mwazystile razionalista degli anni trenta.

Benché più sobrie, almeno nelle dimensioni, rispetto alle ville storiche del passato, si tratta comunque di edifici di altissimo pregio, come la villa Canali Gaslini, il castello Türke di via al Capo di Santa Chiara e la palazzina Profumo, opere di mwazgGino Coppedè, edifici neogotici, come la villa San Nazaro (ex Park Hotel) e il castello Casareto, che domina il borgo di mwazkBoccadasse, ma anche i condomini razionalisti di mwazoLuigi Carlo Daneri e l'originale villa Ollandini, nata dalla ricostruzione ad opera di mwazsRobaldo Morozzo della Rocca di un edificio ottocentesco distrutto dalla guerra.cite-ref-49[49]

• mwa0iVilla Canali Gaslini. Una delle ultime opere a Genova dell'architetto fiorentino mwa0mGino Coppedè, fu costruita tra il 1924 e il 1925 per la famiglia Canali. Divenuta sede del mwa0qconsolato del mwa0uGiappone, nel periodo bellico fu occupata prima dalle mwa0ytruppe tedesche e poi da quelle mwa0calleate. Acquistata nel 1942 da mwa0gGerolamo Gaslini (industriale oleario e fondatore dell'mwa0kistituto pediatrico intitolato alla figlia Giannina) dopo le vicende belliche rientrò nella proprietà della famiglia che vi abitò a partire dal 1948. Il senatore Gaslini morì nel 1964. Con la scomparsa dell'ultima figlia Germana, nel 1988, la villa divenne sede della Fondazione Gaslini. La villa sorge su un poggio in posizione dominante su corso Italia, in corrispondenza della spiaggia di San Giuliano, circondata da uno scenografico giardino. Come molte opere del Coppedè lo stile dell'edificio è liberamente ispirato al mwa0ogotico fiorentino.cite-ref-50[50]
• Villa Ollandini. Tra i numerosi edifici in mwa1astile razionalista realizzati nel quartiere negli anni a cavallo della mwa1eseconda guerra mondiale il palazzo conosciuto come Villa Ollandini (via S. Vito 2), costruito tra il 1958 e il 1963 su disegno di mwa1iRobaldo Morozzo della Rocca, si distingue per la sua storia e l'originalità della struttura. La ricostruzione della precedente villa Ollandini, distrutta dal bombardamento aereo inglese nella notte fra il 22 e il 23 ottobre 1942cite-ref-51[51] venne concepita da Morozzo della Rocca come una sorta di memoriale di questo evento, creando nella muratura perimetrale, in pietra di Finale, uno spazio rivestito da pareti vetrate curvilinee, inclinate verso l'alto per seguire l'andamento delle solette dei piani, sfalsate orizzontalmente a ricordare idealmente lo squarcio creato dalle bombe nell'edificio distrutto.cite-ref-ollandini-52-0[52]cite-ref-53[53]cite-ref-architetture-54-0[54] La precedente villa distrutta dalla guerra rivestiva un notevole interesse storico: sorgeva infatti nel luogo, alle pendici di ponente del colle di Albaro, dove fino alla fine del XVIII secolo si trovava la chiesa di San Vito, annessa ad un convento di mwa2mdomenicani chiuso per le leggi di soppressione del 1797 ed in seguito trasformato in abitazione. Il complesso fu acquistato intorno alla metà dell'Ottocento da mwa2qRaffaele Rubattino, ricco armatore, noto anche per il contributo dato alla mwa2uspedizione dei Mille, che lo fece trasformare nello stile mwa2yneogotico in auge in quel periodo. Rubattino vi morì nel 1881 e la villa passò per via ereditaria prima a Rodolfo Hofer e poi ai marchesi Ollandini. Conosciuta all'epoca come "Castello Ollandini-Hofer", fu abitata anche dall'imprenditore mwa2cFerdinando Maria Perrone.cite-ref-architetture-54-1[54]

Altri edifici

• La Torre dell'Amore è una suggestiva costruzione che risale al XV secolo, ma per la sua posizione nascosta, al centro di un nucleo di villette e raggiungibile solo attraverso una stradina chiusa, è sconosciuta anche a molti abitanti del quartiere. La mwa3ctorre, in blocchi di pietra scura, è alta 13mwa3g m; situata nell'omonima via, nella zona del Lido d'Albaro, è oggi adibita ad abitazione privata ed è stata recentemente restaurata. Incerte sono le notizie storiche: la sua elegante struttura fa ritenere che facesse parte di una villa patrizia, poi nel XVIII secolo sarebbe stata acquisita dal governo della mwa3kRepubblica per farne una postazione di guardia sanitaria ed in seguito una batteria costiera. Circa l'origine del nome, l'ipotesi ritenuta più probabile è che derivi dalla famiglia Finamore, presente a Genova fino alla prima metà del XVII secolo e che ne fu proprietaria per un certo periodo. È ritenuta invece inattendibile dagli storici la tradizione popolare secondo la quale vi si sarebbero celebrati in passato matrimoni in forma civile.cite-ref-guardia-28-2[28]
• A fianco a Villa Ollandini, in via Trento 8, fu costruito tra il 1948 ed il 1951 il palazzo inizialmente denominato Casa Fascecite-ref-55[55]cite-ref-56[56], commissionato da Francesco Emilio Fasce e progettato da mwa4cLuigi Carlo Danericite-ref-57[57]. Sotto al condominio vi era il famoso cinema Elios, con 900 posti, palco e camerinicite-ref-58[58]cite-ref-59[59]. Il cinema venne chiuso e vennero realizzati dei garage.
• mwa5uLido d'Albaro. Il complesso balneare-ricreativo chiamato in origine Lido d'Albaro (più tardi mwa5yNuovo Lido) sorge in mwa5ccorso Italia, tra San Giuliano e mwa5gBoccadasse; costruito nel 1908 da Giuseppe Garibaldi Coltelletti, in concomitanza con l'inizio dei lavori di costruzione del lungomare, venne riqualificato nel secondo dopoguerra, assumendo negli anni cinquanta rinomanza nazionale come mwa5kpasserella per le selezioni del concorso di mwa5oMiss Italia. Miss Lido furono in quegli anni due future mwa5sstar del mwa5wcinema: mwa50Sophia Loren e mwa54Rosanna Schiaffino, mentre negli anni ottanta la vittoria del titolo fu l'esordio nel mondo dello spettacolo, a soli 15 anni, per la futura cantante mwa58Sabrina Salernocite-ref-60[60]. È stato anche sede di rappresentazioni dell'attore genovese mwa6qGilberto Govi. Il complesso, secondo quanto riportato sul sito della società che gestisce l'impianto, sarebbe tuttora il più grande stabilimento balneare europeo, in grado di accogliere diecimila persone, con mille cabine e tre mwa6upiscine di cui una mwa6yolimpionica.cite-ref-61[61]
• mwa6wTeatro di San Francesco d'Albaro, demolito sul finire dell'Ottocento dopo la sua chiusura, nei pressi della chiesa di San Francesco. Le sue origini sono datate ad un periodo anteriore al XVIII secolo. Ricostruito nel 1810, fu definitivamente chiuso nel 1890.

Architetture militari

• mwa7yForte San Giuliano. Chiudeva a mare la linea difensiva a levante della città, fu costruito tra il 1826 e il 1836 nei pressi del luogo dove già esisteva dal 1745 una mwa7cbatteria costiera, denominata "batteria Sopranis". Nel 1889 all'interno del forte venne installata una nuova postazione di artiglieria ("mwa7gbatteria San Giuliano"). Per l'apertura di corso Italia venne mutilato parte del prospetto sud, demolendo una galleria sotterranea, e subì ulteriori modifiche nel 1937 quando sul lato a mare vennero collocate alcune mwa7kpostazioni contraeree. Durante la mwa7oseconda guerra mondiale il forte fu utilizzato dalla mwa7sWehrmacht e dalla mwa7wRepubblica Sociale Italiana come carcere per gli mwa70antifascisti ed al suo interno vennero fucilati diversi mwa74partigiani, tra i quali mwa78Giacomo Buranello. Nel dopoguerra fu assegnata ai mwa8aCarabinieri, ma rimase in stato di abbandono fino al 1995, quando divenne sede del comando provinciale dell'Arma. Composto da due caserme, una sul lato sud e una sul lato nord, con un ampio piazzale nel mezzo, nel tempo ha subito varie modifiche e si presenta oggi come un complesso di edifici e spazi scoperti collocati su un vasto terrapieno, che nasconde alla vista le varie strutture. Il prospetto della caserma nord, dove si trova l'ingresso, visibile da via Gobetti, è la parte meglio conservata, con il mwa8eponte levatoio ancora presente insieme ai relativi meccanismi di azionamento.cite-ref-forti-62-0[62]
• mwa8cBatteria del Vagno. Sulla scogliera di Punta Vagno si trovano i resti della Batteria del Vagno, una postazione di artiglieria con origini settecentesche a difesa dell'ingresso del mwa8gporto di Genova, poi utilizzata durante la mwa8kseconda guerra mondiale come postazione contraerea. All'epoca dell'apertura di mwa8ocorso Italia, benché la batteria non fosse già più considerata di importanza strategica, il mwa8sMinistero della Guerra si oppose alla sua demolizione, perciò il percorso della nuova strada fu spostato più a monte operando uno sbancamento che ha isolato Punta Vagno dal resto del colle. Nel 1931 al culmine della scogliera di Punta Vagno fu installato un piccolo mwa8wfaro (il secondo faro genovese dopo la mwa80torre della Lanterna), ancora attivo. I superstiti locali del complesso sono oggi in dotazione all'mwa84Istituto idrografico della Marina come residenza per il personale, perciò non sono visitabili.cite-ref-forti-62-1[62]

Altro

Corso Italia

Corso Italia si sviluppa per circa due chilometri e mezzo lungo l'intero litorale del quartiere di Albaro collegando la mwa94Foce con il borgo marinaro di mwa98Boccadasse. Realizzata tra il 1909 e il 1915, divenne subito uno dei principali punti di ritrovo del "passeggio" domenicale dei genovesi. La nuova strada, realizzata nell'ambito del piano di espansione della città verso levante, sia per dare a Genova una moderna passeggiata lungomare, sia per agevolare l'accesso alle spiagge presenti nella zona, fu aperta con lo sbancamento delle scogliere che terminavano a mare la collina di Albaro, modificando profondamente l'ambiente costiero.cite-ref-tci-15-12[15]cite-ref-sagep-16-3[16]

La strada ha due mwa-kcarreggiate, con due mwa-ocorsie in direzione ponente e una in direzione levante, dove è stata aggiunta nel 2022 una pista ciclabile, separate da un'aiuola spartitraffico ed un ampio mwa-smarciapiede sul lato a mare. Diversi sono stati gli interventi di mwa-wrestyling tra gli anni trenta e gli anni novanta. Lungo il percorso si incontrano alcuni storici edifici quali la mwa-0chiesa dei Santi Pietro e Bernardo alla Foce, il mwa-4forte San Giuliano, l'mwa-8abbazia di San Giuliano, lo stabilimento balneare del mwa-aNuovo Lido e la mwa-echiesa di Sant'Antonio in Boccadasse. Sul lato a monte si affacciano eleganti condomini e palazzine in stile mwa-iart déco, tra cui la mwa-mvilla Canali Gaslini, opera dell'architetto fiorentino mwa-qGino Coppedè, costruita intorno alla metà degli anni venti, e palazzi mwa-urazionalisti progettati da mwa-yLuigi Carlo Daneri.

Via Albaro

Provenendo dal centro di mwa-kGenova, giunti in piazza Tommaseo si risale la collina di Albaro per la via Francesco Pozzo (l'antica via Olimpo). La strada, alla sommità del colle, prende il nome di via Albaro, ed era la strada principale del vecchio comune di San Francesco d'Albaro.cite-ref-63[63] Aperta nella prima metà dell'Ottocento fu la prima strada carrozzabile del quartiere.

Lungo la via sorgono alcune delle celebri ville di Albaro, in parte ben conservate, altre stravolte da recenti ristrutturazioni e lottizzazioni. Tra le meglio conservate la mwa-8villa Saluzzo Bombrini, detta "il Paradiso", la villa Saluzzo Mongiardino, dove soggiornò mwbaaGeorge Byron, la villa Carrega Cataldicite-ref-tci-15-13[15]cite-ref-sagep-16-4[16] e villa Bombrini, sede del mwbakconservatorio Niccolò Paganini. Da via Albaro avevano origine le mwbaocrêuze che scendevano al marecite-ref-guidadigenova-64-0[64]; con le successive vie Bocchella, Pisa e Caprera era parte della strada diretta a levante, che costituiva all'epoca della sua costruzione un'alternativa alla via medioevale che passava per il mwba8quartiere di San Martino.

Piazza Leopardi

La piazza intitolata al celebre mwbbcpoeta recanatese, all'incrocio tra via Albaro e il percorso che scendeva da mwbbgSan Martino verso il mare, era l'antico "prato pubblico" del comune di San Francesco d'Albaro, antistante le chiese di mwbbkChiesa di San Francesco d'Albaro e mwbboSanta Maria del Prato.cite-ref-65[65] Un'mwbb8iscrizione posta sull'mwbcaabside della chiesa di San Francesco, accanto a quella che commemora caduti di Albaro nella mwbceprima guerra mondiale riporta: mwbci"Prato comunale/ è vietato a chiunque/di danneggiare/gli alberi ivi esistenti/siccome è proibito/qualunque giuoco/che potesse recarvi danno/e di pascolarvi bestiame/sotto le pene correzionali/prescritte dalle vigenti/leggi".

La piazza, uno dei pochi luoghi di Albaro che conserva la memoria di un lontano passato, è chiusa a levante da una serie di modeste mwbcqcase a schiera, oggi ristrutturate, a ponente dall'mwbcuabside della chiesa di San Francesco e dal muro perimetrale dell'annesso convento. Di forma allungata, si presenta più come un viale alberato che una vera e propria piazza; fino all'inizio del Novecento era il capolinea degli mwbcyomnibus a cavalli provenienti dal centro della città.cite-ref-tci-15-14[15]cite-ref-guidadigenova-64-1[64]

Tra il XVII e il XVIII secolo il prato era sede di partite di pallone che attiravano ai suoi bordi una grande folla. Nel 1797 vi venne innalzato uno dei primi mwbdaalberi della libertà sacrificando curatissime aiuole e roseti.cite-ref-genovaperta-6-1[6]cite-ref-guidadigenova-64-2[64]

Scalinata Giorgio Borghese

Da piazza Tommaseo una scenografica scalinata con decorazioni in mwbd8stile liberty, intitolata a Giorgio Borghesecite-ref-66[66]cite-ref-67[67], conduce ad un belvedere panoramico nella parte alta di via Francesco Pozzo, da dove lo sguardo può spaziare sulla stessa piazza Tommaseo, limite tra i quartieri di Albaro e della mwbegFoce, con la mwbekstatua equestre a mwbeoManuel Belgrano, il rettifilo di corso Buenos Aires, l'antica via Minerva, e più in lontananza, in asse con questa, mwbesvia XX Settembre, della quale corso Buenos Aires è la prosecuzione verso levante.cite-ref-trekking-68-0[68]

La scalinata, costruita all'inizio del Novecento, si sviluppa su quattro livelli, e comprende alcuni locali coperti; dopo anni in stato di abbandonocite-ref-69[69] nel 2018 sono iniziati dei lavori di riqualificazione che hanno portato al recupero architettonico della scalinata ed all'apertura di un locale, riaperta al pubblico il 14 gennaio 2020.cite-ref-70[70]cite-ref-71[71]cite-ref-72[72]cite-ref-73[73]cite-ref-74[74]

Le strade dell'espansione urbanistica del Novecento

Con lo sviluppo urbanistico, tra gli anni venti e trenta del Novecento, tra la via Albaro e il lungomare di mwbgscorso Italia, dove prima erano i giardini delle ville e i poderi vennero aperte nuove vie funzionali agli insediamenti residenziali che stavano sorgendo. Furono così aperti un nuovo asse di scorrimento da ponente a levante, intermedio tra via Albaro e corso Italia, ed una serie di viali da monte a mare, paralleli alle antiche crêuze. Il progetto iniziale prevedeva anche un ampio asse di scorrimento rettilineo a monte, parallelo a via Albaro e via Pisa, realizzato solo parzialmente nel secondo dopoguerra con la creazione di due ampi viali, via Federico Ricci e via Paolo Boselli, paralleli ad un tratto di via Pisa ed inframmezzati dalla piazza Leonardo da Vinci.

La via intermedia di scorrimento, accessibile da piazza Tommaseo attraverso via Nizza, è formata dalle vie Rosselli, Gobetti, Righetti e De Gasparicite-ref-75[75] e termina in via Cavallotti, dove confluisce anche corso Italia.

L'intitolazione delle nuove vie venne fortemente improntata al periodo storico tra le due guerre mondiali, con nomi legati all'epoca della mwbhyprima guerra mondiale (mwbhcPiave, mwbhgTrento, mwbhkTrieste), alle annessioni italiane in mwbhoDalmazia e nell'mwbhsEgeo (mwbhwQuarnaro, mwbh0Zara e, nella parte più a monte del quartiere, via mwbh4Rodi e via mwbh8Dodecanneso), a martiri dell'mwbiairredentismo (mwbieNazario Sauro, mwbiiCesare Battisti, mwbimGuglielmo Oberdancite-ref-76[76]) e caduti della mwbigguerra d'Etiopia (Renzo Righetti, mwbioDalmazio Birago, mwbisTito Minniti e mwbiwReginaldo Giuliani; tranne via Righetti, le altre nel secondo dopoguerra furono intitolate a martiri mwbi0antifascisti, divenendo rispettivamente via Rosselli, via Gobetti e via mwbi4don Minzoni). Altre vie furono intitolate a politici del mwbi8Risorgimento (mwbjaGiacomo Medici del Vascello, mwbjeFrancesco Domenico Guerrazzi, mwbjiGiovanni Bovio) e filosofi (mwbjmTommaso Campanella, mwbjqGiordano Bruno, mwbjuGiambattista Vico).

Le crêuze di Albaro

L'origine delle romantiche "mwbjgcrêuze d'Arbà", cantate dai poeti, risale alla costruzione delle prime ville patrizie, quando le strade vicinali tra gli orti lasciarono il posto a strade selciate tra i muri che delimitavano i grandi poderi, al centro dei quali sorgevano le ville con i loro giardini.cite-ref-fuori-mura-4-6[4] Queste caratteristiche strade, fiancheggiate dalle ville, dalla sommità del colle scendevano verso il mare seguendo i crinali dei piccoli rilievi della collina. Fino ai primi del Novecento erano l'unica rete viaria che consentiva di raggiungere le grandi ville nobiliari e il mare.cite-ref-trekking-68-1[68] Alcuni tratti di esse ancora oggi sembrano immersi in un'atmosfera d'altri tempi, nonostante l'asfalto abbia ricoperto in gran parte l'antico selciato per consentire il traffico veicolare.

Via San Nazaro

Tra le varie crêuze via San Nazaro, che in origine scendeva fino alla scomparsa mwbkmchiesa dei Santi Nazario e Celso, ed oggi termina in via fratelli Rosselli, presenta numerosi esempi di ville, ancora ben conservate; tra queste le più notevoli la villa Raggi, quattrocentesca ma ricostruita nel XVII secolo, la villa mwbkqBrignole Sale, seicentesca ma in gran parte rifatta dopo i gravi danni dell'ultimo conflitto e villa Bagnarello, dove soggiornò mwbkuCharles Dickens. La via, citata per la prima volta in un documento del 1345, si snoda tra gli alti muri che delimitano i giardini, conservando, specie nel tratto mediano, l'originario carattere ambientale.cite-ref-genovaperta-6-2[6]cite-ref-tci-15-15[15]

Via Parini

Un'altra delle crêuze di Albaro è via Giuseppe Parini che collegava piazza Giacomo Leopardi con la spiaggia di San Giuliano. La via oggi termina in via Piero Gobetti, in corrispondenza del mwblaforte San Giuliano. Conserva anch'essa il suo antico carattere, con numerose ville, in parte oggi ancora residenze private, in parte sedi di istituti religiosi. Tra le ville notevoli, un'altra appartenuta ai Brignole Sale, la cinquecentesca villa Elisa, con torre e la seicentesca villa Rebuffo Gattorno,cite-ref-genovaperta-6-3[6]cite-ref-tci-15-16[15] trasformata in residenza universitaria dell'mwblkateneo genovese.

Via al Capo di Santa Chiara

Via al Capo di Santa Chiara è la più orientale delle crêuze di Albaro e collega via Caprera con il borgo di mwbmeBoccadasse, fiancheggiata da ville settecentesche. Al culmine del capo di Santa Chiara si trova un punto panoramico a picco sul mare dominato da due edifici del primo Novecento in stile medioevale, il castello Casareto e il castello Türcke, quest'ultimo opera del mwbmiCoppedè.cite-ref-tci-15-17[15]cite-ref-77[77]

Dopo la rettifica dei confini amministrativi, negli anni sessanta del Novecento, la via costituisce il limite tra Albaro e mwbmwSturla.

Altre crêuze

Altre crêuze storiche sono via Riboli, al limite di ponente del quartiere, dove nel 1980 le mwbm8Brigate Rosse assassinarono il colonnello dei mwbnacarabinieri mwbneEmanuele Tuttobene con il suo autista l'appuntato mwbniAntonino Casucite-ref-78[78], via San Vito, via Puggia, via Padre Giovanni Semeria (già via Montallegro), via Lavinia, nella zona di San Nazaro, via San Giuliano, via Capellini e via delle Castagne, nella zona di San Giuliano, e più a levante, l'asse formato da via Panigalli e via San Luca d'Albaro, che prende il nome da una storica chiesa oggi scomparsa.

Società

Evoluzione demografica

Le quattro "unità urbanistiche" che formano la ex circoscrizione di San Francesco d'Albaro avevano complessivamente al 31 dicembre 2013 una popolazione di 28.963 abitanti.cite-ref-statistica-genova-79-0[79] Nel Cinquecento, il mwbomGiustiniani conta 144 case, delle quali solo 46 di contadini residenti, e le restanti appartenenti a ricchi cittadini. La crescita degli insediamenti patrizi, con la costruzione di grandi ville, nel tempo fece da volano per l'insediamento di nuovi residenti, anche se la presenza stessa delle ville con i loro fondi non consentì il formarsi di consistenti nuclei urbani. Il mwboqcensimento del 1861 registra 5.556 abitanti, in costante aumento alle rilevazioni successive.

Con l'applicazione del piano regolatore del 1906cite-ref-piano-10-1[10] ha inizio una fase di espansione edilizia che porta ad un ulteriore incremento della popolazione che raggiunge progressivamente il suo massimo storico nel 1961, con 59.413 abitanti.

Dopo la rettifica dei confini amministrativi (come accennato le modifiche più consistenti furono il passaggio dell'area nella piana del mwbosBisagno, compresa tra mwbowBorgo Pila e piazza Tommaseo, al quartiere delle mwbo0Foce e del borgo di Vernazzola a mwbo4Sturla - mwbo8Quarto dei Mille), nel 1971 i residenti risultano 41.529. Inizia da allora un costante decremento, più accentuato negli anni settanta e ottanta, quando risulta superiore a quello medio del comune di Genova nel suo complesso, fino al censimento del 2001 che registra 30.304 abitanti, valore stabilizzato, sia pur con un lieve ulteriore calo, fino ad oggi.

Albaro è il quartiere di Genova con la più alta percentuale di laureati (29,8% della popolazione) ed il minore tasso di disoccupazione, mentre l'età media risultava, nel 2008, di 48,5 anni, di poco superiore a quella cittadina.cite-ref-demografia-11-1[11] Su questi ultimi fattori incide la destinazione del quartiere a residenza di classi benestanti, e come tale è percepito sia dai residenti che dal resto dei genovesi.

Cultura

George Byron a Genova

Byron

giunse ad Albaro nel settembre del 1822, turbato per i lutti che lo avevano colpito, la morte della figlioletta Allegra e dell'amico

Shelley

, annegato qualche mese prima nel mare davanti a

Viareggio

. Insieme alla sua amante Teresa Gamba prese in affitto villa Saluzzo, mentre la vedova di Shelley, la scrittrice

Mary Godwin

, che li accompagnava, si stabilì nella vicina villa Negrotto con il figlioletto Percy Florence.

Il poeta, giungendo a Genova scriveva:

«

C'è qui un sospiro per quelli che mi amano / Un sorriso per quelli che mi odiano, / E, sotto qualunque cielo io vada, / C'è qui un cuore pronto ad ogni destino.

»

Byron lasciò Genova nel luglio del 1823, quando si imbarcò per unirsi ai patrioti greci insorti contro la dominazione turca, abbandonando anche Teresa, con la quale nel frattempo il rapporto si era logorato, e che non rivide mai più.cite-ref-81[81] Del suo soggiorno genovese rimangono alcune lettere scritte agli amici e al suo editore, senza però alcun accenno a Genova ed ai luoghi in cui visse in quei mesi, con la mente rivolta quasi esclusivamente all'organizzazione di quel suo ultimo viaggio.cite-ref-82[82]

Giuseppe Cesare Abba, nel suo libretto "Noterelle", scrisse:

«

A pié della collina d'Albaro alzai gli occhi per vedere ancora una volta la villa dove Byron stette gli ultimi giorni, prima di partire per la

Grecia

, e il suo grido d'Aroldo a Roma mi risuonò nelle viscere. Se vivesse, sarebbe là sul "

Piemonte

", a fianco a

Garibaldi

.

»

Istruzione

Il quartiere, oltre a diverse mwbqgscuole primarie e mwbqksecondarie di primo grado, pubbliche (tra cui la scuola Diaz nota per mwbqoi fatti del G8 di Genova) e private, ospita il mwbqsconservatorio, intitolato a Niccolò Paganini e due sedi dell'mwbqwUniversità di Genova, la Scuola Politecnica e il complesso di Valletta Puggia.

• mwbq8Università degli studi di Genova. La Scuola Politecnica (ex facoltà di Ingegneria) dell'Università di Genova ha sede nella mwbravilla Giustiniani Cambiaso, via Montallegro 1; il complesso di valletta Puggia (via Dodecaneso 31-33-35), costruito tra gli anni ottanta e novanta del Novecento, ospita i Dipartimenti di Chimica, Informatica, Matematica e Fisica.cite-ref-83[83]
• mwbryConservatorio Niccolò Paganini. Fu fondato nel 1830 come scuola di canto gratuita per la formazione di mwbrccoristi per il mwbrgteatro Carlo Felice, da poco inaugurato. Dalla prima sede nel centro storico la scuola fu trasferita nell'ex mwbrkmonastero delle Grazie; chiusa nel 1849 per difficoltà finanziarie la scuola fu acquistata e riaperta dal comune di Genova. Nel 1866 un nuovo trasloco, nel mwbroconvento dei padri filippini di via Lomellini. Intitolato al celebre violinista dal 1904, nel 1930 venne parificato ai conservatori statali. L'allora "Liceo Musicale Niccolò Paganini" nel 1936 fu trasferito una prima volta in Albaro, nella villa Raggiocite-ref-84[84], poi nell'immediato dopoguerra trovò temporaneamente ospitalità nel mwbr8palazzo della Meridiana ed infine dal 1972 si trova nell'attuale sede di villa Sauli Bombrini Doria, in via Albaro 36. Dal 1974 è un conservatorio statale.cite-ref-85[85]cite-ref-86[86]

Geografia antropica

Sottoquartieri

Boccadasse

Il borgo di Boccadasse, celebre frazione di Albaro, è compreso tra l'estremità orientale di mwbtecorso Italia e il Capo di Santa Chiara; con le sue case dalle tinte pastello, addossate le une alle altre e strette attorno ad una piccola mwbtibaia, anche se ormai circondato dal contesto cittadino, si è conservato pressoché immutato nel tempo, circostanza che ne ha fatto una delle più conosciute attrattive turistiche genovesi.cite-ref-tci-15-18[15]cite-ref-zenazone-87-0[87] Il borgo, fondato secondo una leggenda da naufraghi francesi intorno all'anno mille, per la struttura delle abitazioni, l'uso dei materiali, le tecniche costruttive e le scelte dei colori rappresenta un tipico esempio dell'edilizia tradizionale dei borghi marinari liguri.cite-ref-puc-88-0[88]

L'aspetto paesaggistico del tratto di litorale compreso tra la mwbuachiesa di Sant'Antonio e il capo di Santa Chiara, caratterizzato da lunghi filari di scogli che si protendono nel mare dalla base dei promontori rocciosi, insieme con il grande valore storico dell'insediamento abitativo, fa di questo borgo uno dei luoghi più significativi della costa ligure.cite-ref-puc-88-1[88]

Boccadasse e la vicina Vernazzola (mwbuySturla) erano gli unici nuclei urbani compatti nella zona di Albaro e gli unici insediamenti in riva al mare; il borgo è sempre stato parte integrante del territorio di San Francesco d'Albaro, da cui dipendeva amministrativamente, sia come comune che come parrocchia.

Infrastrutture e trasporti

Strade urbane

Viabilità antica

Inizialmente la mwbusVia Aurelia, usata dal mwbuwMedioevo sino all'mwbu0epoca napoleonica, evitava la zona a mare passando per il colle di mwbu4San Martino da dove scendeva a mwbu8Sturla, tagliando completamente fuori la fascia costiera di Albaro, raggiungibile solo con strette crêuze che scendevano verso il mare. Con la rivoluzione viaria ottocentesca fu aperta la "strada Principale" o "strada Regia di Toscana", prosecuzione verso mwbvaGenova della nuova mwbvevia Aurelia, che nel 1808 aveva raggiunto mwbviNervi da levante. La nuova strada, perpendicolare alle antiche crêuze, corrispondente alle attuali vie Albaro, Bocchella e Pisa, poneva fine all'isolamento della zona.cite-ref-fuori-mura-4-7[4]

Un aspetto curioso della toponomastica delle antiche strade di Albaro sono i nomi ispirati all'antica mwbvgmitologia greca e mwbvkromana, in molti casi ancora esistenti come, per citarne alcuni, via mwbvoAurora, via mwbvsFlora, via mwbvwLavinia e piazza mwbv0Nettuno (la piazzetta del borgo di mwbv4Boccadasse); altri nel tempo hanno cambiato denominazione, come via mwbv8Olimpo (oggi via Francesco Pozzo) e via mwbwaMinerva (corso Buenos Aires).cite-ref-89[89] Questi nomi furono attribuiti per volere dell'ultimo sindaco di San Francesco d'Albaro, appassionato cultore del mondo classico, poco prima dell'annessione del comune a Genova, nella seconda metà dell'Ottocento.cite-ref-fuori-mura-4-8[4]

Viabilità moderna

Oggi diverse strade attraversano il quartiere sulla direttrice ponente-levante, anche se la principale arteria di attraversamento in questa direzione è costituita da mwbwscorso Europa, che scorre più a monte, nel quartiere di mwbwwSan Martino. I principali percorsi urbani che interessano il quartiere, oltre all'antica "strada Principale", sono quelli dell'urbanizzazione del primo Novecento: corso Italia e l'asse intermedio formato dalle vie Rosselli, Righetti, Gobetti e De Gaspari.

Autostrade

I caselli autostradali più vicini sono quelli di Genova Est e Genova Nervi, sull'mwbw8autostrada A12, entrambi a circa 6 km da Albaro.

Ferrovie

Albaro si trova a 2mwbxi km dalla mwbxmstazione di Genova Brignole. Per i collegamenti locali con gli altri quartieri cittadini e i vari centri della mwbxqriviera di Levante può essere utilizzata anche la mwbxuStazione di Genova Sturla, sulla mwbxylinea Genova - Pisa, anch'essa a 2mwbxc km dal centro di Albaro, nella quale fermano esclusivamente mwbxgtreni regionali e mwbxkmetropolitani.

Mobilità urbana

Albaro è collegato con il centro di Genova e gli altri quartieri del levante da diverse linee di autobus urbani dell'mwbxwAMT (linee 15, 31, 36, 42, 43 e 45, serali 606, 607 e 641, notturna N2).

Sport

Impianti sportivi

• mwbyyStadio del Nuoto, realizzato nel corso degli anni trenta del Novecento su progetto dell'ingnere Paride Contri. Aperto nel 1935, è stato completamente ristrutturato a partire dal 2006 e riaperto nel 2008.
• Stadio Beppe Croce (Valletta Cambiaso). All'interno dei giardini pubblici intitolati a mwbygCarlo Alberto dalla Chiesa, nei pressi di piazza Leopardi, si trova il principale stadio da mwbyktennis della città, il complesso di Valletta Cambiaso, con cinque mwbyocampi, tra i quali lo stadio intitolato a Beppe Croce nonno di mwbysAndrea Giuseppe "Beppe" Crocecite-ref-90[90] (capienza mwbza1 920)cite-ref-91[91]; da settembre 2003 vi si disputa annualmente il "mwbzuGenoa Open Challenger", torneo tennistico internazionale con un montepremi di 100mwbzy 000 mwbzcdollari.cite-ref-92[92]

Società sportive

Calcio

La squadra di mwbz8calcio del quartiere è l'Athletic Club Albaro, che milita nel campionato di mwbaaEccellenza Liguria. La società ha recuperato nel 2020 la denominazione nata nel 1983 tra due società della zona, l'U.S. Albaro e l'Athletic Club Pio Xcite-ref-93[93]. La società è impegnata soprattutto nella promozione dell'attività giovanile, con 400 atleti tesserati e l'organizzazione di tornei rivolti ai più piccoli. Sia la squadra maggiore che le molte squadre giovanili disputano le loro partite su vari mwbaucampi siti nella vicina mwbayQuarto.cite-ref-94[94]

Nuoto

Presso le mwba0piscine di Albaro ha sede la società sportiva Nuotatori Genovesi, fondata nel 1973 ed attiva per oltre dieci anni nella piscina del mwba4Nuovo Lido. Dal 1985 per un lungo periodo non ha svolto attività agonistica, iniziando nuovamente dal 2006, con la riapertura delle piscine.cite-ref-95[95]cite-ref-96[96]

Pallanuoto

Dal 2013 Albaro è rappresentata nella mwbbkpallanuoto dalla squadra mwbboAlbaro Nervi che ha preso il posto della mwbbsSportiva Nervi, fallita nell'ottobre di quell'anno. Dopo due stagioni in mwbbwserie A1, dal 2016 la squadra maschile milita nella mwbb0serie B, quella femminile milita anch'essa in mwbb4B. La società disputa le partite interne nello Stadio del Nuoto di Albaro fino al 2016. Dopo la retrocessione in Serie B, la squadra utilizza il Crocera Stadium a mwbb8Sampierdarena.

Ciclismo

Nel mwbci1955 e nel mwbcm1956 Albaro è stata sede di arrivo di tappa del mwbcqGiro d'Italia, in entrambe le occasioni si trattava di frazioni a mwbcucronometro per squadre.

Tennis

Ha sede nel quartiere il mwbcgPark Tennis Club, nato nel 1929.

Note

cite-note-11. Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del mwbc8professor Gaetano Frisoni, mwbdaNomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
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cite-note-fuori-mura-44. Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
cite-note-51. Ci venivano artisti e poeti / a cercare salute e fortuna; / e venivano da molto lontano. / Io ti ho visto una sera di luna; / ero insieme a Guido Gozzano.
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cite-note-82. Marinetta, mwbhypatella di scoglio, / bagnata solo dalla schiuma del mare, / voglio rievocarti ancora un po' / come sei rimasta nella memoria!... / ... / Oh, se allora sembravi lontana/con il canto del mare e delle cicale, / e il rintocco di qualche campana / dagli ulivi laggiù a San Giuliano!...
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Bibliografia

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Collegamenti esterni

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